IL FALLIMENTO DELL’ UNIONE AFRICANA

L’Unione africana (UA) è un’organizzazione internazionale, con sede ad Addis Abeba (Etiopia), che comprende tutti i 55 Stati africani e la Repubblica democratica araba Sahrawi. L’Assemblea dell’Unione africana è composta dai capi di Stato e di governo, ed è l’organo principale con poteri decisionali. Si riunisce una volta l’anno in sessione ordinaria e ogni volta che lo richiedano i due terzi degli Stati. Il presidente rimane in carica un anno. Da gennaio 2017, il presidente dell’Unione africana è Alpha Condé, già presidente della Guinea.
Prima dell’Unione africana c’era l’Organizzazione dell’unità africana. L’OUA nasce nel 1963, in seguito al diffondersi di idee emancipatorie, formazione di gruppi rivoluzionari e movimenti nazionalisti che avevano tutti lo scopo di portare i propri paesi all’indipendenza.
L’Unione africana ha molto in comune con l’organizzazione che l’ha preceduta; si pone tuttavia come il suo superamento, sia per quanto riguarda gli obiettivi sia per le capacità.

Come detto precedentemente l’organo decisionale è formato dai capi di Stato e di governo dei singoli paesi. Alcuni criticano questa composizione definendo l’Unione come “Il club dei dittatori”, in quanto istituzione basata sulla protezione dei diritti e libertà dei cittadini africani, principi che molti degli stessi presidenti non mettono in pratica singolarmente nei propri paesi. Sebbene il punto (h) dell’articolo 4 dell’Atto di costituzione dell’Unione (citato in fondo all’articolo) ammetta l’intervento in caso di: crimini di guerra, genocidi e crimini contro l’umanità, pare che l’organismo non sempre si muova in maniera tempestiva ed efficace a causa, molte volte, di disunità nell’ azione di intervento, come accaduto durante la crisi di Libia.

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Mein Vaterland no.2

In questa notte di Ottobre,
notte dai sogni tranquilli,
la melodia mi infiamma il cuore e mi riga le guance.
Acqua pura scende dai miei occhi
mentre la penna solletica il foglio.
Un canto Europeo mi inonda le orecchie,
ma un sentimento Africano scuote i miei pensieri.
Chiudo le palpebre e vedo gli antenati.
Mi sorridono, ma io mi sento così impotente non capendo come salvarli dall’oscurità.
A volte mi parlano,
a volte mi abbracciano,
a volte mi indicano il percorso.
Oh Mein Vaterland!
Mentre l’ orgoglioso inno si conclude mi si lacera il cuore.
Cuore che non può ancora cantare un gioioso inno di vittoria come quello che sentono i suoi timpani.
Oh Mein Vaterland!
Quanto vorrei salvarti dalle catene.
Continua a parlarmi.
Continua ad abbracciarmi.
Continua ad indicarmi il percorso.
In questa notte di Ottobre,
vorrei che questa melodia invece di lacerare il mio giovane cuore impotente,
potesse cantare la tua libertà,
vorrei che potesse cantare della tua bellezza,
vorrei che potesse cantare della tua grandezza,
Mein Vaterland.

– Abril Kashiya Muvumbi

U8 Kamuchanga

Scende cenere dal cielo.
Ci sono nuvole grigie che non portano pioggia,
Ci sono vestiti bagnati stesi sulla siepe.
Avvoltoi che volano sopra le case,
Lucertole che vivono nelle case,
Piedi nudi che calcano la terra rossa.
L’ albero di limone che muore nel giardino
e io con il vestito dai limoni vivi.
Qui se arrivi ai settanta sei uno stregone.
Qui se arrivi ai venticinque sei il migliore.
Scende cenere dal cielo,
chi sarà?

– Abril Kashiya Muvumbi

L’ autunno della vita

Il vento come un direttore d’orchestra fa suonare e danzare le foglie.
Foglie che si salutano e cadendo lentamente sull’ acqua producono un forte eco silenzioso di cui puoi vederne soltanto il dolore.
Verdi, gialle, arancio, rosse,
vestite dei colori più belli
ci salutano.
Dicono “ci siamo state anche noi”,
ma non sanno che l’Uomo si renderà conto che ci sono state solo quando l’albero sarà spoglio.
Perchè?
Perchè l’Uomo è così,
si rende conto di avere solo quando non ha più.

– Abril Kashiya Muvumbi

A Kabaso

Il maestoso pavone dai vivi colori
venne silenzioso.
Si posò sul nostro tetto e da lì,
ci osservava con i tanti suoi occhi.
Bello era.
Mi sentivo fortunata ad accogliere tale ospite,
così fiero e orgoglioso.
Sette giorni rimase lì.
Sette giorni ci osservò.
Per sette giorni lui soffrì.
La vicina disse: sta attenta, porta male!
Ma come poteva una creatura così bella e viva portar male,
mi chiedevo io.
Se avessi saputo prima che quelli erano gli occhi del cieco anziano,
non mi sarei sentita ‘sì fortunata.
Sette giorni rimase lì.
Sette giorni ci osservò.
Dopo sette giorni fece sentire il suo canto mortale,
e se ne andò.

– Abril Kashiya Muvumbi

A Patrick

Il veleno gli accoltellava le viscere 
mentre vedeva le tre Donne venirlo a prendere.

Il veleno gli accoltellava le viscere
mentre la codarda fuggiva dalla città.

Il veleno gli accoltellava le viscere
mentre la madre e la sorella piangevano al suo letto.

Il veleno gli accoltellava le viscere
mentre, anche, il suo sangue usciva dall’anziana porta.

Il veleno gli accoltellava le viscere
mentre lui, con le lacrime agli occhi, implorava di rimanere.

Il veleno gli aveva accoltellato le viscere
mentre io soffrivo in silenzio la sua morte osservando il cieco carnefice di fronte a me.

– Abril Kashiya Muvumbi

Torniamo a casa

Siamo alberi di mango
cresciuti su terra arida e fredda.
Terra che non vuole farci partorire il frutto maturo.
Guardate fratelli,
sono là, vengono a tagliarci!
Sradichiamoci da questa terra e corriamo.
Corriamo dalla Terra amata dal sole.
Veloci, tutti insieme!
E’ là lontana che ci sorride
pronta ad accoglierci.
Su corriamo!
Solo lì i nostri frutti saranno buoni.
Solo lì saremo forti alberi di mango,
così forti che nessuna arma ci taglierà più.

– Abril Kashiya Muvumbi

Africa, qual è il tuo segreto?

Africa,
Terra nera che fai tuoi i raggi del sole,

Qual è il tuo segreto?

Cos’hai fatto in quel passato così lontano?
Sei stata esplorata ed invidiata così tanto,
invidia che ti ha portata in altre terre.

Qual è il tuo segreto?

Sei stata picchiata ed uccisa così tanto.
I tuoi semi sono germogliati ovunque nel mondo,
le radici torneranno a casa?

Alcuni tuoi fiori non sanno nemmeno da che albero provengono.
E’ questa la tua punizione?

Africa,

Qual è il tuo segreto?

Cos’hai fatto in quel passato così lontano?

– Abril Kashiya Muvumbi

Tiro verso un futuro incerto, ma sicuramente corto

E’ lì,
stesa per terra e non riesce ad alzarsi.
Tende entrambe le sue mani verso di me.
Mi guarda dritto negli occhi.
Tutti le passano di fianco senza vederla,
alcuni la pestano.
Io la guardo con le guance bagnate
e decido di tenderle la mano.
Non so quanto ci metterò,
non so quanta forza mi serva,
ma le tendo la mano mentre mi asciugo le lacrime con l’altra
e comincio a tirare.
Tiro verso un futuro incerto,
ma sicuramente corto.

– Abril Kashiya Muvumbi

 

C’è

Che tu lo veda o no, c’è.
Che tu lo senta o no, c’è.
Lo riconosci dagli occhi amorevoli della madre,
lo riconosci dalla carezza gentile del padre,
lo riconosci dal rimprovero sincero della maestra.
Lui è quell’ alba che vedi la mattina
e quel tramonto che ammiri la sera.
Lui è quel fiore che sboccia,
Lui è quella foglia che cade.
Lui è pianto e sorriso.
Che tu lo veda o no, c’è
Che tu lo senta o no, c’è.
E’ dentro di te.
Sei te. E’ lui, è lei, è tutti.

E’ vita.

– Abril Kashiya Muvumbi